Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

LA VALLE TIBERINA
Santuario di Montecasale
Eremo di Buonriposo
Convento di Citerna
Convento di Montauto
EREMO DI BUON RIPOSO

EREMO DI BUON RIPOSO
(Città di Castello)

Al Santuario di Buonriposo, a pochi chilometri da Città di Castello, si nasconde dietro il colle di Sant’Angiolino, alla destra del Tevere, tra folti boschi di castagneti, dai quali l’occhio spazia per l’alta valle del Tevere: dalla Verna alle cupe forre di Bocca Trabaria, sino al Subasio.
Narra lo Iacobilli: «il Convento di santa Croce di Buonriposo, circa due miglia lontane da Città di Castello, eretto dal P. san Francesco nell’anno 1213» (Iacobilli, Vite, vol. II, p. 234).
Le “cronache” tramandano che, nel 1213, peregrinando per quelle contrade - tappa obbligata per chiunque si fosse recato da Assisi alla Verna -, Francesco ottenne dal devotissimo Cristiano Guelfucci una cappellina con circostante “orto”, ove si stabilirono i frati Minori. E’ tuttora indicata la stanza dove, nello stesso 1213, dimorò il Santo assisiate.
Più famosa risulta essere l'ultima sosta, qui addotta da Francesco nel 1224: «udendo la gente della contrada ch'egli passava, tutti traevano a vederlo e uomini e femmine e piccoli e grandi, i quali tutti con grande devozione e desiderio s'ingegnavano di toccarlo e baciargli la mano. E non potendole egli negare alla devozione delle genti, bench'egli avesse fasciate le palme, niente di meno per occultare più le stimmate si le fasciava ancora e copriva colle maniche, e solamente le dita scoperte porgea loro a baciare. Ma con tutto ch'egli studiasse di celare e nascondere il sacramento delle gloriose stimmate, per fuggire ogni occasione di gloria mondana, a Dio piacque per gloria sua mostrare molti miracoli per virtù delle dette stimmate, singularmente in quel viaggio dalla Verna a Santa Maria degli Angeli» (Della quarta considerazioni delle sacre sante istimmate).
Quello di Buonriposo è un conventino che ha conservato tutta la fisionomia d'un romitorio, all’interno del quale, tuttora, appaiono qua e là i nomi di Francesco, di Antonio da Padova, di Bonaventura da Bagnoregio e di Bernardino di Siena; questi, certamente verso il 1425 o 1426 (sotto il dominio della Casa di Braccio da Forteraccio di Città di Castello) predicò in città un suo indimenticabile Quaresimale; tanto che alla sua morte e alla sua canonizzazione, il cancelliere del Comune scrisse negli Annali tifernati, che tutta la città propose di edificare una cappella in suo onore.
«Si rallegrino i cieli ed esulti la terra, perché con noi Dio fece mostra della sua misericordia e ai nostri tempi manifestò grandi meraviglie dai tesori della sua santità. Dio infatti elevò il glorioso padre Bernardino alla sublimità della sua grazia, e lo diede Santo nella sua Chiesa ai nostri giorni. Noi lo vedemmo da vivo e con lui conversammo; per questo tutto l'orbe cristiano è ripieno di stupore per la sua glorificazione» (Annali tifernati, vol. 45, c. 153). (Nel 1459 l’anzidetta cappella di San Bernardino era già funzionante, presso la chiesa di San Francesco, distrutta però più tardi, quando si diede alla stessa chiesa, nell'intero, la forma barocca).
Il primitivo romitaggio di Buonriposo - al quale nel 1352 furono aggiunti chiesa e convento - fu continuamente lustrato dalla presenza di santi frati, basti accennare al beato Paoluccio Trinci da Foligno († 1391), indiscusso “padre” dell’Osservanza francescana; al beato Paolo da Assisi, qui morto e sepolto nel 1499; al beato Francesco da Pavia († 1454), protagonista, in questo luogo, di “mirabilissimi prodigi” – debito accennare all’episodio al quale è stato dato il titolo: «Il bambino educato dai frati come Marcellino “Pane e Vino”»: un bimbo, nato da una illecita relazione, venne lasciato, in un rigido giorno invernale, alla porta del convento. “Adottato” dai frati, dopo un periodo di amorose cure fu affidato ad una devota donna del luogo. Per rivelazione di Gesù, il beato Francesco da Pavia, solito fare «alquanto careze et festa con quillo fanciullo», venne a conoscenza di come si svolsero i fatti (cf. G. Oddi, La Franceschina, vol. I, pp. 158-159) -.

Anche il convento di Buonriposo sarà investito dalla soppressione italica. Nel 1864, infatti, il complesso venne demanializzato e la piccola famiglia francescana concentrata nel luogo di Citerna. Convento e chiesa vennero chiusi e, successivamente venduti, unitamente agli orti e macchie a privati, che tuttora lo abitano.
E’ ancora intatta e visibile la chiesetta povera con l’altare e il coro, d’una semplicità tutta francescana, e pure la stanza del Santo, il refettorio e il minuscolo chiostro.


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



Property of "Sacred Convent of Assisi".
Management by: DreamNet Ltd